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Emergenza Coronavirus Aprile Maggio 2020

In seguito alle ricadute economiche generate dal blocco causato dalla pandemia COVID – 19, il governo ha previsto misure urgenti di solidarietà alimentare a favore delle categorie più fragili. Infatti, con l’Ordinanza del 29 marzo 2020 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con il supporto del dipartimento della Protezione Civile, sono stati concessi 400 milioni di euro ai Comuni. In modo particolare, 386.945.839,14 euro sono stati stanziati in favore dei Comuni appartenenti alle regioni a statuto ordinario, alla Regione Siciliana e alla Regione Sardegna; 13.054.160,86 euro, invece, sono stati concessi in favore delle Regioni Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta e delle Province autonome di Trento e di Bolzano. Le regole e le modalità per erogare i buoni spesa dipenderanno dalle disposizioni previste dai singoli comuni. I 400 milioni di euro previsti dal Governo per circa 8000 Comuni italiani saranno da usare per distribuire buoni spesa alimentari alle famiglie in maggiore difficoltà economica. Le modalità di distribuzione delle risorse economiche varieranno a seconda di alcune particolari situazioni: l’80% del totale, 320 milioni di euro, è suddiviso in proporzione alla popolazione residente di ciascun comune; il restante 20%, 80 milioni euro, è suddiviso in base alla differenza tra il valore del reddito pro capite di ciascun comune e il valore medio nazionale, ponderato per la popolazione di riferimento; la cifra minima prevista per ciascun comune non può in ogni caso essere inferiore a 600 euro. Il contributo sarà, invece, raddoppiato per i Comuni appartenenti all’ex “zona rossa”, secondo quanto previsto nell’allegato 1 del Dpcm 1° marzo 2020. Ciascun comune è, poi, autorizzato all’acquisizione, in deroga al D.Lgs. n. 50/2016: di buoni spesa utilizzabili per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercizi commerciali, presenti nell’elenco stilato da ciascun comune nel proprio sito; di generi alimentari o prodotti di prima necessità. L’acquisto e per la distribuzione dei prodotti alimentari possono essere curati da enti e associazioni di volontariato, di comune accordo con il comune. Per individuare i fabbisogni alimentari e organizzare la distribuzione dei beni, i comuni possono contare sul supporto delle associazioni attive nella distribuzione alimentare, secondo quanto stabilito nel Programma operativo del Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD). Gli operatori e volontari che si occuperanno della non sono sottoposti a restrizioni negli spostamenti. L’attivazione del Fondo di 400 milioni non prevede l’obbligo di rendicontazione a terzi di quanto speso. Tempi e modalità di erogazione dei buoni spesa e della distribuzione dei prodotti alimentari e di prima necessità saranno a discrezione dei sindaci, in base ai bisogni della popolazione. Per questo motivo, le città stanno stilando un elenco di esercizi commerciali dove è possibile spendere i buoni e stanno stabilendo i criteri per definire chi ne avrà diritto. La priorità sarà a favore di chi ha ISEE estremamente basso. Le richieste da parte di famiglie che hanno una buona condizione economica verrà valutata caso per caso, affinché i buoni siano dati a chi ha veramente bisogno. Nella maggior parte dei casi, i buoni saranno una prima soluzione per questa prima fase di emergenza, in attesa che arrivino gli altri contributo, come i soldi INPS della CIG in deroga o il bonus 600 euro partite IVA e autonomi. In particolare, il buono spesa o pacco alimentare ha un valore di 5 euro a persona al giorno e 7 euro per i minori. Le modalità di richiesta cambiano da comune a comune e, nella maggior parte dei casi, bisogna informarsi presso i servizi sociali ai numeri di telefono indicati.

Le difficoltà nel fare la spesa in questo momento di grande emergenza sono molte, a causa delle file interminabili, ingressi contingentati, spesa online bloccata o con consegne prevista ogni due settimane, prodotti a volte difficili da reperire, scaffali che si svuotano in fretta, prezzi in aumento. Nonostante le limitazioni e i problemi, gli italiani non rinunceranno alla Pasqua e alla Pasquetta, seppur i festeggiamenti saranno al chiuso delle case e lontani da amici e parenti. I maggiori punti vendita e centri commerciali hanno già chiarito gli orari e le aperture per il week – end pasquale ormai in arrivo. Carrefour ha stabilito per la domenica di Pasqua la chiusura di tutti i suoi punti vendita su territorio nazionale. Domenica 12 aprile tutti i Carrefour d’Italia resteranno chiusi. Diverso invece per il lunedì di Pasquetta, che seguirà orario normale in tutti i supermercati, con orario 7.30-20.00. Il Conad ha comunicato ufficialmente la chiusura dei punti vendita per l’intera giornata di Pasqua. La programmazione degli orari di chiusura dei punti vendita durante la settimana e nelle domeniche viene fatta considerando le esigenze dei cittadini e delle comunità, le disposizioni delle autorità competenti, la sicurezza e salvaguardia dei collaboratori. Anche Esselunga chiude a Pasqua, mentre a Pasquetta l’apertura varierà a seconda dei punti vendita. In questo periodo di emergenza nazionale, eccetto Pasqua, fino a sabato 11 aprile i punti vendita restano aperti da lunedì a sabato 7.30-20.00 e domenica 8.00-15.00. Inoltre, alcuni punti vendita avranno orari diversi a seconda delle regioni e territori di appartenenza. La Coop chiude la domenica di Pasqua Gli oltre 1100 punti vendita Coop in Italia resteranno chiusi domenica 12 aprile. Lunedì 13 aprile invece i negozi osserveranno orari diversi. Lidl chiude tutto a Pasqua, mentre a Pasquetta gli orari di apertura saranno quelli previsti negli altri giorni. Dal 6 aprile tutti i supermercati sono aperti da lunedì a sabato con orario 8.00-20.00 e domenica, tranne Pasqua, 8.30-13.00. Auchan chiude tutti i suoi supermercati sia a Pasqua che a Pasquetta, invece. Bennet chiude a Pasqua, ma resta aperto a Pasquetta con orario 8.30-20. Tutti i diritti riservati www.ansa.it 

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